Stati di coscienza
- lachanceria
- 28 gen
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Seconda fase del percorso di Disvelamento del Sé
Dopo aver riconosciuto l’Io come “isola” – una forma necessaria ma non assoluta della coscienza – il percorso di Disvelamento del Sé entra in una fase più sottile e destabilizzante: l’esplorazione degli stati di coscienza.
Se la prima fase riguardava la struttura dell’identità, questa riguarda la qualità dell’esperienza interiore. L’Io comincia a intuire di non essere l’unica modalità possibile di percepire, sentire e comprendere la realtà. La coscienza non è un blocco monolitico: è un campo dinamico, capace di modificarsi, espandersi, restringersi, aprirsi a livelli più profondi.
Oltre la coscienza ordinaria
Nella vita quotidiana tendiamo a identificarci con uno stato di coscienza molto specifico: quello vigile, razionale, orientato al controllo e alla logica. Questo stato è fondamentale per vivere nel mondo, ma non esaurisce l’esperienza psichica.
Sogni, fantasie, intuizioni improvvise, stati meditativi, momenti di intensa creatività o di profonda emotività sono tutte espressioni di modificazioni della coscienza. Non sono anomalie da correggere, ma aperture verso dimensioni più ampie della psiche.
Dal punto di vista junghiano, l’inconscio non comunica attraverso concetti astratti, ma attraverso immagini, simboli, emozioni e stati interiori. Quando l’Io inizia a riconoscere questi stati come significativi, qualcosa cambia: la coscienza smette di essere solo un punto fermo e diventa uno spazio di dialogo.
Il primo allentamento del controllo
Questa fase è spesso vissuta come una perdita di stabilità.L’Io, abituato a mantenere il controllo, scopre che esistono esperienze che non può gestire completamente. Sogni intensi, intuizioni inspiegabili, emozioni profonde possono emergere senza che la volontà li abbia “autorizzati”.
Qui avviene un passaggio cruciale: l’Io inizia a non identificarsi totalmente con il contenuto della coscienza. Invece di dire “io sono questa emozione”, può iniziare a dire “in me sta accadendo questa emozione”. È una differenza sottile, ma fondamentale.
Si apre così uno spazio interiore in cui l’esperienza può essere osservata senza essere immediatamente controllata o repressa. Questo spazio è il terreno su cui il Sé potrà progressivamente manifestarsi.
La coscienza come campo, non come punto
Nel Disvelamento del Sé, la coscienza non è più vista come un punto rigido (l’Io), ma come un campo attraversato da movimenti. Pensieri, immagini, ricordi, simboli emergono e si ritirano, come onde sulla superficie dell’acqua.
Questa immagine è profondamente alchemica. In termini simbolici, potremmo parlare di una prima dissoluzione: le forme rigide della coscienza cominciano ad ammorbidirsi. Ciò che era compatto diventa fluido. L’Io non scompare, ma smette di essere l’unico principio organizzatore dell’esperienza.
In questa fluidità emergono contenuti che prima restavano sotto la soglia della consapevolezza. Non si tratta ancora di integrarli o comprenderli pienamente, ma di riconoscerne l’esistenza.
Il linguaggio simbolico inizia a farsi sentire
Quando la coscienza si apre a stati più ampi, il linguaggio dell’inconscio diventa più percepibile. I sogni acquistano una qualità più vivida, le immagini interiori si fanno più dense di significato, certe coincidenze iniziano a colpire con una forza particolare.
Non è ancora il tempo della sincronicità pienamente riconosciuta (che sarà la fase successiva), ma il terreno si prepara. L’individuo comincia a intuire che l’esperienza interiore non è casuale né puramente soggettiva: contiene un ordine simbolico.
In questa fase, è importante non correre subito all’interpretazione. Il compito principale non è spiegare, ma stare in relazione con l’esperienza.
Il rischio della fuga e la necessità di radicamento
L’apertura agli stati di coscienza può essere affascinante. Può dare la sensazione di accedere a livelli più profondi o più “spirituali” dell’essere. Ma qui si nasconde un rischio: usare questi stati per fuggire dalla realtà concreta o dalle responsabilità dell’Io.
Per questo motivo, questa fase richiede un doppio movimento: apertura e radicamento.L’Io deve imparare a lasciare spazio senza dissolversi. A osservare senza perdersi. A sentire senza essere travolto.
Il lavoro non consiste nel vivere costantemente in stati alterati, ma nel riconoscere che la coscienza è più ampia di quanto l’Io immaginasse.
Preparare l’incontro con il senso
Gli stati di coscienza sono la soglia. Preparano il terreno per la fase successiva, in cui l’individuo inizierà a percepire connessioni significative tra mondo interno ed esterno.
Qui il compito è più semplice, ma non facile: sviluppare una presenza interiore capace di accogliere ciò che emerge senza forzarlo. È un apprendimento dell’ascolto, non del controllo.
dalla rigidità alla permeabilità
La seconda fase del Disvelamento del Sé segna il passaggio da una coscienza rigida a una coscienza permeabile.L’Io non è più una fortezza chiusa, ma una soglia.
L’individuo scopre che la propria esperienza interiore è più vasta, più mobile, più simbolica di quanto pensasse. Non è ancora trasformazione piena, ma è l’inizio di un dialogo con dimensioni più profonde della psiche.
La coscienza comincia ad ascoltare.E quando la coscienza ascolta, il Sé può iniziare a parlare.







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