L'Io e la metafora dell'Isola
- lachanceria
- 26 gen
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TRASMUTAZIONE DEL SE - parte 1
Primo passaggio del percorso di Disvelamento del Sé
Ogni autentico percorso di trasformazione interiore inizia da un punto preciso: l’Io.Non dall’anima, non dal Sé, non dalla “coscienza superiore”, ma dall’Io così come si è strutturato nel tempo. Questo può sembrare controintuitivo, soprattutto in ambiti spirituali che tendono a demonizzarlo o a volerlo superare rapidamente. In realtà, senza un Io sufficientemente formato e riconosciuto, non esiste alcun vero lavoro sul Sé, ma solo confusione o fuga.
Nel percorso di Disvelamento del Sé, l’Io non è un nemico da abbattere, ma il primo territorio da esplorare. La metafora che utilizziamo per comprenderne la funzione è quella dell’isola.
L’Io come isola: nascita della coscienza separata
L’Io può essere immaginato come un’isola che emerge dall’oceano.L’oceano rappresenta la totalità psichica: l’inconscio personale e collettivo, gli archetipi, le immagini primordiali, le emozioni non ancora differenziate. L’isola, invece, è ciò che affiora: la coscienza, l’identità, la percezione di sé come entità separata.
All’inizio della vita, questa separazione è necessaria. Senza isola non c’è orientamento, non c’è possibilità di dire “io”, non c’è continuità dell’esperienza. L’Io nasce come funzione adattiva: serve a muoversi nel mondo, a distinguere, a scegliere, a sopravvivere.
Il problema non è l’esistenza dell’isola, ma l’identificazione totale con essa. Quando l’Io dimentica di essere emerso dall’oceano, quando si percepisce come autosufficiente e centrale, inizia la rigidità. L’isola diventa una fortezza, e l’oceano viene vissuto come minaccia.
L’illusione dell’Io come centro assoluto
Dal punto di vista della psicologia del profondo, l’errore fondamentale dell’Io non è la sua presenza, ma la sua inflazione.Carl Gustav Jung descrive l’inflazione dell’Io come la confusione tra il centro della coscienza e il centro della personalità. In altre parole, l’Io si attribuisce un ruolo che non gli appartiene: quello di principio ordinatore della totalità psichica.
Quando questo accade, l’individuo vive dentro una narrazione rigida di sé.“Questo sono io.”“Questo non sono io.”“Questo è giusto.”“Questo è sbagliato.”
Ogni esperienza che non rientra nei confini dell’isola viene respinta, negata o proiettata all’esterno. Ombra, emozioni scomode, impulsi contraddittori, intuizioni profonde vengono ignorati o combattuti. Ma ciò che viene escluso non scompare: resta nell’oceano e, prima o poi, ritorna sotto forma di crisi, sintomi, conflitti interiori.
La funzione necessaria dell’Io nel processo di disvelamento
È importante chiarire un punto fondamentale: il lavoro sul Sé non inizia distruggendo l’Io.Un Io fragile, frammentato o confuso non è più “spirituale”, ma semplicemente instabile. La prima fase del percorso di Disvelamento del Sé richiede invece un Io sufficientemente strutturato, capace di osservare se stesso.
Qui avviene il primo spostamento decisivo: l’Io smette di essere solo soggetto e diventa anche oggetto di osservazione. L’isola inizia a guardare i propri confini, le proprie strutture, le proprie difese. Questo non produce immediatamente trasformazione, ma consapevolezza.
È una fase spesso sottovalutata, perché non è spettacolare. Non produce stati mistici né rivelazioni improvvise. Produce invece una domanda radicale:“Chi sto chiamando Io?”
L’oceano non è il nemico
Nella metafora dell’isola, l’oceano viene spesso vissuto come qualcosa di pericoloso: caos, perdita di controllo, dissoluzione dell’identità. Per questo l’Io tende a irrigidirsi. Tuttavia, nel lavoro profondo, l’oceano non è un avversario, ma la sorgente.
L’inconscio non è ciò che deve essere dominato, ma ciò che deve essere ascoltato.Il problema non è l’acqua, ma un’isola che ha dimenticato di galleggiare.
In questa prima fase del percorso, non si tratta ancora di immergersi nell’oceano, ma di riconoscere che esiste. L’Io inizia a intuire che la sua stabilità non dipende dal controllo assoluto, ma dalla relazione con ciò che lo supera.
Il primo atto di disvelamento: relativizzare l’Io
Il Disvelamento del Sé inizia qui: quando l’Io viene relativizzato, non umiliato.Relativizzare significa riconoscere il proprio ruolo senza assolutizzarlo. L’Io resta necessario, ma non sovrano. Resta guida locale, non principio ultimo.
Questo passaggio ha effetti molto concreti nella vita quotidiana. L’individuo inizia a:
riconoscere le proprie reazioni automatiche
osservare i meccanismi di difesa senza identificarvisi
tollerare meglio l’ambiguità e l’incertezza
smettere di definire se stesso in modo rigido
Non è ancora trasformazione, ma preparazione alla trasformazione. In termini alchemici, potremmo dire che la materia è pronta per essere lavorata.
Perché questo passaggio è fondamentale
Senza questo primo lavoro sull’Io, tutte le fasi successive del percorso rischiano di diventare illusorie.Lavorare sugli stati di coscienza, sulla sincronicità o sull’individuazione senza aver relativizzato l’Io porta spesso a inflazione spirituale o a confusione psichica.
L’isola deve sapere di essere isola.Solo allora potrà iniziare a dialogare con l’oceano senza esserne travolta.
Conclusione: l’isola come punto di partenza, non di arrivo
Il primo passaggio del Disvelamento del Sé non chiede di abbandonare l’Io, ma di conoscerlo profondamente.Di vederne la funzione, i limiti, le rigidità.Di riconoscere che ciò che chiamiamo “io” è una forma, non l’essenza.
L’isola non deve scomparire.Deve smettere di credere di essere il mondo intero.
È da qui che il percorso può davvero iniziare.





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